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Vuoi telefonare a Dio?Controlla che il prefisso sia giusto. Buona PasquaSignore, tu stai alla porta e bussi: fa’ che ti apriamo quando ascoltiamo la tua voce, ma se anche le nostre porte restano chiuse, tu vinci il timore ed entra lo stesso, perché dalla tua Resurrezione abbiamo la pienezza della vita e la tua pace. Signore, tu conosci più di noi il nostro cuore e tu sai che nel profondo non cerca e non desidera se non Te. Rendici capaci di rispondere alla tua chiamata e di lasciarci condurre dove tu vuoi, perché in noi si compia il tuo disegno d’amore e di predilezione. Signore Gesù, Buon Pastore, insegnaci ad ascoltare la tua voce, a riconoscerla fra mille altre voci che promettono e non mantengono, e a seguire in Te la via della Verità e della Vita che ci porta al Padre. Padre, che nella Passione e Resurrezione del tuo Figlio, hai mostrato agli uomini il tuo amore, fa’ che alla scuola della sua carità impariamo a farti dono della nostra vita, perché noi crediamo e il mondo creda che tu lo hai mandato a salvarci. Fa’, o Signore, che per la luce del tuo Spirito, ti riconosciamo presente in noi e la tua Parola metta radici e porti frutto nella vita di ogni giorno. Padre, che da sempre ci chiami alla comunione con te, rivela a noi la via sulla quale, dietro al Cristo, tuo Figlio, possiamo tornare a te con fiducia e cuore di figli. Signore, che ha promesso di non lasciarci soli, manda a noi il tuo Spirito, perché ci guidi alla Verità tutta intera e alla conoscenza del dono inestimabile della tua chiamata e della tua amicizia.
la preghieraPregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme dalla Liturgia di domenica 8In questa serata continuo a pensare a quella ragazza che sta morendo. ====================================== Salmo: Risanaci, Signore, Dio della vita.... In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Dove abita Dio…Un giorno un maestro domandò ai suoi scolari: Se non si spalanca la porta del cuore,
tratto da: Tenerezza...
Durante queste feste ho visto tanti presepi, ed ho sentito tante volte il sacerdote ricordare alla messa la meraviglia e lo stupore per un Dio che si fa uomo. Finchè un giorno ho pensato che non è soltanto così...il nostro Dio non si è fatto soltanto uomo, si è fatto BAMBINO. Non quei bambini biondi e cicciotti che vediamo tra le statuine del presepe, che sembra che abbiano due o tre anni. No! Gesù si è fatto neonato, piccolo, piccolissimo, indifeso...forse anche un po' bruttino come i bimbi appena nati. Se vogliamo pensare a Gesù che nasce, dobbiamo pensare alla tenerezza infinita che ci fa provare un esserino appena nato, così piccolo...così incredibilmente vivo! E...per favore, pensate anche che pochissimo tempo prima era stato anche...così...
Tratto dal blog di Latinitatis Defensor :-)
Citazione
Signore perdona loro......perchè non sanno quello che fanno.
Grazie a Kekko...Tratto dal Blog di Kekko, una bellissima testimonianza di santità, da quella santa bambina che mi ha rapito il cuore a Lourdes. Sapete cosa aveva al collo Bernadette il giorno dell’apparizione? La Medaglia Miracolosa di Santa Caterina Labouré, che nel 1830 vide la Madonna a Parigi… in Rue du Bac… dove ho pregato pochi giorni fa…
IL TESTAMENTO DI BERNADETTE Per la miseria di mamma e papà, per la rovina del mulino, per quel pancone di malaugurio, per il vino della stanchezza, per le pecore rognose: grazie, mio Dio. Bocca di troppo da sfamare che ero: per i bambini accuditi per le pecore custodite! Grazie, o mio Dio, per il Procuratore, per il Commissario, per i Gendarmi, per le dure parole di don Peyramale. Per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria, per quelli in cui non siete venuta, non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso. Ma per lo schiaffo ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi, per coloro che mi hanno presa per bugiarda, per coloro che mi hanno presa per interessata, grazie, Madonna. Per l’ortografia che non ho mai saputa, la memoria che non ho mai avuta, per la mia ignoranza e la stupidità; grazie. Grazie, grazie, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più ignorante e più stupida, avreste scelto quella… Per mia madre morta lontano, per la pena che ebbi quando mio padre, invece di tendere le sue braccia alla sua piccola Bernadette, mi chiamò "Suor Marie Bernarde", grazie Gesù. Grazie per aver abbeverato di amarezze questo cuore troppo tenero che mi avete dato. Per mia madre Giuseppina, che mi ha proclamato buona a nulla, grazie. Per i sarcasmi della Madre maestra, la sua voce dura, le ingiustizie, le sue ironie, e per il pane dell’umiliazione, grazie. Grazie per essere stata quella a cui Maria Teresa poteva dire: "non ne combinate mai abbastanza". Grazie per essere stata quella privilegiata dei rimproveri, di cui le mie sorelle dicevano: "Che fortuna non essere Bernadette!". Grazie di essere stata Bernadette, minacciata di prigione perché Vi avevo vista, Vergine Santa; guardata dalla gente come una bestia rara; quella Bernadette così meschina che a vederla si diceva: "Non è che questo?". Per questo corpo miserando che mi avete dato, questa malattia di fuoco e di fumo, per le mie carni in putrefazione, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, grazie, o mio Dio. E per quest’anima che mi avete dato, per il deserto dell’aridità interiore, per la Vostra notte e i Vostri baleni, per i Vostri silenzi e i Vostri fulmini, per tutto, per Voi, assente o presente, grazie, Gesù. Dalla veglia di staseraNon dire Padre, Non dire nostro, Non dire che sei nei cieli, Non dire sia santificato il tuo nome, Non dire venga il tuo regno, Non dire sia fatta la tua volontà, Non dire dacci oggi il nostro pane quotidiano, Non dire perdona i nostri debiti, Non dire non lasciarci cadere nella tentazione, Non dire liberaci dal male, Non dire Amen, da BASTABUGIESe continuo ad interessarmene così tanto dovrò aggiungere la categoria Liturgia!!! :-) Vi segnalo - a proposito sempre di liturgia anche questo interessante post di Andrea.
L'OSSERVATORE ROMANO: IL SACERDOTE E LA CELEBRAZIONE DELLA MESSA di mons. Nicola Bux Il sacerdote, per celebrare con arte il servizio liturgico, non deve ricorrere ad accorgimenti mondani ma concentrarsi sulla verità dell'eucaristia. L'Ordinamento generale del messale romano stabilisce: "Anche il presbitero...quando celebra l'eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e, nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far percepire ai fedeli la presenza viva di Cristo". Il prete non escogita nulla, ma col suo servizio deve rendere al meglio agli occhi e agli orecchi, ma anche al tatto, al gusto e all'olfatto dei fedeli, il sacrificio e rendimento di grazie di Cristo e della Chiesa, al cui mistero tremendo possono avvicinarsi quanti si sono purificati dai peccati. Come possiamo avvicinarci a lui se non abbiamo il sentimento di Giovanni il precursore: "è necessario che egli cresca e io diminuisca"(Gv 3, 20)? Se vogliamo che il Signore cammini con noi, dobbiamo recuperare questa consapevolezza, altrimenti priviamo dell'efficacia il nostro atto devoto: l'effetto dipende dalla nostra fede e dal nostro amore. NON È IL SACERDOTE PADRONE DEI MISTERI Il sacerdote è ministro, non padrone, amministratore dei misteri: li serve e non se ne serve per proiettare le proprie idee teologiche o politiche e la propria immagine, al punto che i fedeli si fermerebbero a lui invece che guardare a Cristo che è significato dall'altare e presente sull'altare, e in alto sulla croce. Come ha ammonito recentemente il Santo Padre, la cultura dell'immagine in senso mondano segna e condiziona anche i fedeli e i pastori; la televisione italiana, a commento del discorso inquadrava una concelebrazione nella quale alcuni sacerdoti parlavano al telefonino. Dal modo di celebrare la messa si possono dedurre molte cose: la sede del celebrante in molti luoghi ha decentrato croce e tabernacolo occupando il centro della chiesa, talvolta sovrastando per importanza l'altare, finendo per assomigliare ad una cattedra episcopale che nelle chiese orientali sta fuori dell'iconostasi, ad un lato ben visibile. Era così anche da noi prima della riforma liturgica. L'ars celebrandi consiste nel servire con amore e timore il Signore: per ciò si esprime con baci alla mensa e ai libri liturgici, inchini e genuflessioni, segni di croce e incensazioni di persone e oggetti, gesti di offerta e di supplica, ostensioni dell'evangelario e della santa eucaristia. Ora, tale servizio e stile del prete celebrante o, come si ama dire, del presidente dell'assemblea - termine che porta a fraintendere la liturgia come un atto democratico - si vede dal suo prepararsi alla vestizione in sacristia nel silenzio e raccoglimento per l'atto grande che si appresta a fare; dall'incedere all'altare, che deve essere umile, non ostentato, senza indulgere nello sguardo a destra e a manca, quasi a cercare l'applauso. Infatti, il primo atto è l'inchino o la genuflessione davanti alla croce e al tabernacolo, in sintesi la presenza divina, seguito dal bacio riverente dell'altare ed eventualmente dall'incensazione; il secondo atto è il segno di croce e il saluto sobrio ai fedeli; il terzo è l'atto penitenziale, da compiere profondamente e con gli occhi bassi, mentre i fedeli potrebbero inginocchiarsi, come nell'antico rito, - perché no? - imitando il pubblicano gradito al Signore. Le letture saranno proclamate come parola non nostra, perciò con tono chiaro e umile. Come il sacerdote inchinato chiede di purificare le labbra e il cuore per annunziare degnamente il vangelo, perché non potrebbero farlo i lettori, se non visibilmente come nel rito ambrosiano, almeno in cuor loro? Non si alzerà la voce come in piazza e si manterrà un tono chiaro per l'omelia ma sommesso e supplice per le preghiere, solenne se in canto. Il sacerdote si appresterà inchinato a celebrare l'anafora ancora "in spirito di umiltà e con animo contrito". LO STUPORE EUCARISTICO Toccherà i santi doni con stupore - lo stupore eucaristico di cui ha parlato spesso Giovanni Paolo II - e con adorazione, e i vasi sacri purificherà con calma e attenzione, secondo il richiamo di tanti padri e santi. Si inchinerà sul pane e sul calice nel dire le parole di Cristo consacrante e nell'invocare lo Spirito Santo alla supplica o epiclesi. Li eleverà separatamente fissando in essi lo sguardo in adorazione e poi abbassandolo in meditazione. Si inginocchierà due volte in adorazione solenne. Continuerà con raccoglimento e tono orante l'anafora fino alla dossologia, elevando i santi doni in offerta al Padre. Reciterà il Padre nostro con le mani alzate e non tenendo per mano altri, perché ciò è proprio del rito della pace; il sacerdote non lascerà il sacramento sull'altare per dare la pace fuori del presbiterio, invece frazionerà l'ostia in modo solenne e visibile, quindi genufletterà davanti all'eucaristia e pregherà in silenzio chiedendo ancora di essere liberato da ogni indegnità per non mangiare e bere la propria condanna e di essere custodito per la vita eterna dal santo corpo e prezioso sangue di Cristo; poi presenterà ai fedeli l'ostia per la comunione, supplicando Domine non sum dignus, e inchinato si comunicherà per primo. Così sarà di esempio ai fedeli. Dopo la comunione il ringraziamento nel silenzio, meglio che seduti si può fare in piedi in segno di rispetto o inginocchiati, se è possibile, come ha fatto fino all'ultimo Giovanni Paolo II, col capo inchinato e le mani congiunte; al fine di chiedere che il dono ricevuto ci sia rimedio per la vita eterna, come si dice mentre si purificano i vasi sacri. Molti fedeli lo fanno e ci sono di esempio. Il sacerdote, dopo il saluto e la benedizione finale, salendo l'altare per baciarlo, ancora alzi gli occhi alla croce e si inchini o genufletta al tabernacolo. Quindi torni in sacristia, raccolto, senza dissipare con sguardi e parole la grazia del mistero celebrato. Così i fedeli saranno aiutati a comprendere i santi segni della liturgia, che è una cosa seria, e in cui tutto ha un senso per l'incontro col mistero presente. Paolo VI, nell'istruzione Eucharisticum mysterium richiama una verità centrale esposta da san Tommaso: "Questo Sacrificio, poi, come la stessa passione di Cristo, sebbene sia offerto per tutti, "non ha effetto se non in coloro che si uniscono alla passione di Cristo con la fede e la carità... Ad essi tuttavia giova più o meno secondo la misura della loro devozione"". La fede è condizione della partecipazione al sacrificio di Cristo con tutto me stesso. In che cosa consiste l'azione dei fedeli, diversamente dal sacerdote che consacra? Essi, memori, rendono grazie, offrono e, convenientemente disposti, si comunicano sacramentalmente. L'espressione più intensa è nella risposta all'invito del sacerdote poco prima dell'anafora: "Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa". Senza fede e devozione del sacerdote non sussiste l'ars celebrandi e non viene favorita la partecipazione del fedele, innanzitutto la percezione del mistero. Perché il Signore, di noi "conosce la fede e la devozione" (Canone romano) che si esprimono nei sacri gesti, gli inchini, le genuflessioni, le mani giunte, lo stare inginocchiati. La mancanza della devozione nella liturgia, spinge molti fedeli ad abbandonarla e a dedicarsi a forme di pietà secondarie, allargando la divaricazione tra l'una e le altre. Poiché la sacra liturgia è un atto di Cristo e della chiesa, non l'esito della nostra bravura, non prevede il successo a cui applaudire. La liturgia non è nostra ma sua. LA TRADIZIONE DELLA CHIESA La congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti nell'istruzione Redemptionis sacramentum ricorda al sacerdote la promessa dell'ordinazione, rinnovata di anno in anno nella messa crismale, di celebrare "devotamente e con fede i misteri di Cristo a lode di Dio e santificazione del popolo cristiano, secondo la tradizione della Chiesa" (n. 31). Egli è chiamato ad agire nella persona di Cristo, deve perciò imitarlo nell'atto sommo della preghiera e dell'offerta, non deve deformare la liturgia in una rappresentazione delle sue idee, cambiare e aggiungere alcunché arbitrariamente: "Troppo grande è il mistero dell'eucaristia perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale" (Ivi, n. 11). La messa non è proprietà del prete o della comunità. L'istruzione declina abbondantemente come va celebrata rettamente la messa cioè l'ars celebrandi: i seminaristi per primi devono apprenderla attentamente affinché possano attuarla da sacerdoti. Benedetto XVI, nella Sacramentum caritatis dedica attenzione all'ars celebrandi (n. 38-42), intesa come l'arte di celebrare rettamente, e ne fa la condizione della partecipazione attiva dei fedeli: "L'Ars celebrandi scaturisce dall'obbedienza fedele alle norme liturgiche nella loro completezza, poiché è proprio questo modo di celebrare ad assicurare da duemila anni la vita di fede di tutti i credenti"(38). In nota 116 la Propositio n. 25 specifica che "un'autentica azione liturgica esprime la sacralità del mistero eucaristico. Questa dovrebbe trasparire nelle parole e nelle azioni del sacerdote celebrante, mentre egli intercede presso Dio Padre sia con i fedeli sia per loro". Poi l'esortazione ricorda che "L'ars celebrandi deve favorire il senso del sacro e l'utilizzo di quelle forme esteriori che educano a tale senso, come, ad esempio, l'armonia del rito, delle vesti liturgiche, dell'arredo e del luogo sacro" (40). Trattando dell'arte sacra, richiama l'unità tra altare, crocifisso, tabernacolo, ambone e sede (41): attenti alla sequenza che rivela l'ordine d'importanza. Con l'immagine, anche il canto deve servire ad orientare la comprensione e l'incontro col mistero. Il vescovo e il presbitero, tutto questo sono chiamati a esprimere nella liturgia che è sacra e divina, in modo che manifesti davvero il credo della Chiesa. mons. Nicola Bux 5 agosto 2008 BEATITUDINI per l'oggi (dal blog di don Dino)Beati quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi Beati quelli che sanno distinguere una montagna da un ciottolo: eviteranno molti fastidi. Beati quelli che sanno riposare e dormire senza trovare scuse: diventeranno saggi. Beati quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno cose nuove. Beati quelli che sono abbastanza intelligenti per non prendersi sul serio: saranno apprezzati dai loro vicini. Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri senza sentirsi indispensabili: saranno dispensatori di gioia. Beati voi se saprete guardare le cose piccole e tranquillamente le cose importanti: andrete lontano nella vita. Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà pieno di sole. Beati voi se saprete interpretare sempre con benevolenza gli atteggiamenti degli altri, anche contro le apparenze: sarete presi per ingenui ma questo è un prezzo della carità. Beati quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare: eviteranno tante stupidaggini. Beati voi quando non raccoglierete le ingiurie e neppure le lodi: i sentieri della luce si apriranno al vostro sguardo. Beati soprattutto voi, se saprete riconoscere il Signore in tutti coloro che vi incontrano: avrete trovato la vera gioia e la vera sapienza. ...salmi!Signore, ascolta la mia preghiera, + porgi l'orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele, * e per la tua giustizia rispondimi. Non chiamare in giudizio il tuo servo: * nessun vivente davanti a te è giusto. Il nemico mi perseguita, calpesta a terra la mia vita, mi ha relegato nelle tenebre * come i morti da gran tempo. In me languisce il mio spirito, * si agghiaccia il mio cuore. Ricordo i giorni antichi, + ripenso a tutte le tue opere, * medito sui tuoi prodigi. A te protendo le mie mani, * sono davanti a te come terra riarsa. Rispondimi presto, Signore, * viene meno il mio spirito. Non nascondermi il tuo volto, * perché non sia come chi scende nella fossa. Al mattino fammi sentire la tua grazia, * poiché in te confido. Fammi conoscere la strada da percorrere, * perché a te si innalza l'anima mia. Salvami dai miei nemici, Signore, * a te mi affido. Insegnami a compiere il tuo volere, + perché sei tu il mio Dio. * Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana. Per il tuo nome, Signore, fammi vivere, * liberami dall'angoscia, per la tua giustizia. Doni...Uno dei doni della mia estate è stata la scoperta della messa in latino. Mentre prima ne ero affascinata come si cerca il bello nell'antiquariato, adesso ne ho scoperto la bellezza e la ricchezza: l'inaspettato valore che assume la liturgia se celebrata con parole diverse da quelle che usiamo ogni giorno (dalle preghiere alle parolacce in fila al semaforo...). Non parlo del rito antico, ma della semplice applicazione della messa secondo il nuovo rito nello spirito del Concilio (se andate a riguardarvi la Sacrosanctum Concilium vedrete che non vi si aboliva il latino, anzi lo si raccomandava!). Nel rispetto delle traduzioni che a volte sono necessarie per comprendere il testo a chi non conosce il latino, e senza nulla togliere a certe liturgie festose che in certi ambienti sono parte del cammino...vi suggerisco di provare questa esperienza diversa, che ci permette tra l'altro di pregare nel mondo con le stesse parole, in comunione completa di preghiera. A me ha fatto riscoprire il valore e la bellezza della messa. E vi suggerisco di leggere questo articolo di Lorenzo Bianchi. Se abitate vicino Siena, questo è il link della Parrocchia di Staggia, dove potrete capire di cosa parlo (grazie Don Stefano!). Come una sciabolata...La lettura della messa domenicale di domani è un brano bellissimo della lettera ai Romani. Vi propongo di rifletterci un po' e meditarla nel cuore. E' un esame di coscienza, un aiuto al discernimento, una consolazione nella sofferenza. Rm 12, 1-2 I giovani sono giovaniI giovani sono giovani
Basta dire "SI"VIVERE Sorseggiare la vita come un liquore pregiato, sr. Nunziella Scopelliti ...Agitazione in preghieraQuando l'ho letta la prima volta l'ho trovata molto bella ma solo adesso capisco che non l'avevo capita fino in fondo....ed ora...ci sto provando
Quando invece confidiamo in Dio...
Ufficio delle letture di venerdì 16...Dai «Trattati sulla prima lettera di Giovanni» di sant'Agostino, vescovo (Tratt. 4, 6; PL 35, 2008-2009)
L'intera vita del fervente cristiano è un santo desiderio. Ciò che poi desideri, ancora non lo vedi, ma vivendo di sante aspirazioni ti rendi capace di essere riempito quando arriverà il tempo della visione. |
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