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日志


can’t take my eyes off of you

 

Famiglia Cristiana e il medioevo…

Famiglia Cristiana denuncia l’emergenza morale, auspica una posizione della Chiesa  e PD e Centro plaudono.

Buffo come l’intervento della Chiesa cambi di valore a seconda del vento: quando parla di argomenti su cui si preferisce farla tacere si grida all’ingerenza indebita, quando serve dar contro all’avversario politico, ben venga anche la voce del Papa.

Eh no, non sono d’accordo.

Ormai da tempo il settimanale che si vende in tutte le parrocchie è solito prendere posizioni autonome rispetto a CEI e Vaticano, ma sinceramente non capisco molto bene l’intervento di oggi. Va bene che in questi giorni è nauseabondo il susseguirsi di notizie pruriginose sulla vita privata del premier, a tutte le ore e su tutti i programmi, senza nemmeno un minimo di pudore e decenza; va bene che è immorale mischiare le vicende sessuali con l’amministrazione della cosa pubblica. Ma cosa chiede Famiglia Cristiana? Una pubblica accusa, una scomunica del governo, di medievale memoria?

Guai a chi giudica le persone: si badi alla sostanza degli atti di governo, all’onestà del sistema, non ai peccatucci intimi buoni per le telenovelas e indegni dei TG.

il Curato d’Ars…

IN TUTTI COLORO CHE NON SONO UNITI A CRISTO,
C'È LATENTE QUALCOSA DI DIABOLICO

Parole dirette a Ernest Hello e Jorge Seigneur che chiedono consiglio a rispetto della fondazione di un quotidiano cattolico (1859):

“Il principio di una grande opera deve essere piccolo. Non è la questione finanziaria  che vi deve affliggere. Tutto ciò che Dio vuole si aggiusta, non si sa come. Avrete l’aiuto necessario e anche se vi mancasse questo, dovete iniziare.
Viviamo in un mondo miserabile. Dovete esporre questa miseria e dire la verità senza eccezione di persone. C’è un ammasso di bugie e errori che dovete dissipare, senza riguardo delle persone che le propagano. Dovete combattere l’errore anche tra i cattolici, dato che questi hanno meno diritto – se posso parlare di diritto – degli altri di predicare idee errate. Amate i vostri avversari. Pregate per loro, ma non dovete fargli dei complimenti. È tempo perso. Non cercate di gradire tutti, ne potrete a tutti gradire. Cercate di gradire Dio e i suoi Angeli e Santi: ecco il vostro pubblico!
Dunque, figli miei, mano all’opera!  Coloro che si allontanano da voi, che vi censurano per mancanza d’amore, intimamente vi danno ragione, a volte vi difendono pubblicamente.
Se gli uomini potessero vedere come io tratto “Grappin” [così chiamava disprezzando il diavolo] direbbero che non lo amo. Gli faccio paura, lo butto a terra, gli causo spavento, e gli dico : “Grappin, tu mi attacchi; ebbene, io mi difendo”.
Ma voi, figli miei, mi direte: gli uomini non sono demoni. Senza dubbio, molti non lo sono. Ma in tutti quelli che non sono uniti intimamente a Cristo, c’è qualcosa latente di diabolico: è contro questo che dovete alzarvi come esecutori di giustizia.
L’errore è un ostacolo per l’unione.
Dio mio, quanto è inesorabile la verità, quanto è incorruttibile e colma di vita!
Lo dico ancora una volta: non smettete mai di combattere l’errore. Ecco perché ho usato tanto il vostro tempo. Iniziate dunque e perseverate!  Non vi lasciate intimidire dalla contraddizione.  Essa non vale niente.  Farete del bene e molto bene”.

(San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars)

Grazie a http://www.pliniocorreadeoliveira.it/verita_dimenticate_005.htm

Vuoi telefonare a Dio?

Controlla che il prefisso sia giusto.
-Non comporre il numero senza pensarci bene per non fare una telefonata a vuoto.
-Non irritarti quando senti il segnale di «occupato ». Attendi e riprova.
-Sei certo di avere composto il numero giusto?
-Ricorda che una conversazione telefonica con Dio non è un monologo.
-Non parlare continuamente tu, ma ascolta che cosa ha da dirti Lui.
-Se la comunicazione si interrompe, verifica se sei stato tu ad aver interrotto il collegamento.
-Non abituarti a chiamare Dio unicamente in casi di emergenza, scegliendo solo il numero di pronto intervento.
-Non telefonare a Dio solo alle ore della « tariffa ridotta », ossia prevalentemente di domenica.
-Anche nei giorni feriali dovrebbe esserti possibile una breve chiamata ad intervalli regolari.
-Ricordati che le telefonate con Dio sono senza scatti.
-Non dimenticarti di richiamare Dio che ti lascia incessantemente messaggi sulla tua segreteria telefonica.
N.B.: Se nonostante l’osservazione di queste norme, la comunicazione risulta difficile, rivolgiti con fiducia allo Spirito Santo:
Egli riattiverà la linea.
Se il tuo apparecchio non funziona per niente, portalo al seminario di riparazione che si chiama anche il sacramento del perdono.
Qualsiasi apparecchio è garantito a vita e sarà rimesso a nuovo da un trattamento gratuito.

In Cristo….

 

L’emergenza educativa

Come donna, come insegnante, come cittadino, sottoscrivo interamente.

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La stagione educativa che viviamo
ci impone la riscoperta dei ruoli

NON C`E` TEMPO DA PERDERE
ROTTAMIAMO I PETER PAN

E’ finita l’epoca dei Peter Pan? Una domanda impegnativa a cui ha dato risposta, a modo suo, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani: “Il problema dei giovani sono gli adulti! Il mondo adulto non può gridare allo scandalo…”.

E’ questo il cuore della questione educativa o meglio dell’emergenza educativa. Ma allora può Peter Pan educare i propri figli? Ovvio che no. Ma le cose stanno davvero così? Basta guardarci attorno per verificare che siamo accerchiati da adulti Peter Pan che non prendono nulla sul serio, ma soprattutto pretendono che qualcun altro (scuola, parrocchia, palestra, associazione…) si prenda carico dell’educazione dei loro figli. Per non dire che da perfetti Peter Pan hanno ben altro da fare che pensare a mettere al mondo i figli o educarli. E poi basta sfogliare le riviste di ogni genere e siamo assaliti da un esercito di Peter Pan che occupa posizioni chiave in ogni ambito della vita pubblica, tale da farci invidiare le meste grisaglie di De Gasperi e la forza travolgente di Enrico Mattei. Oggi, invece, in una sorta di miscela esplosiva e inconcludente fra l’apparire e l’avere, basta ripercorrere alcuni talk show, anche politici, per accorgerci che il vuoto di Peter Pan, riempito di slogan e di proposte avventurose, sta lì a metterci in guardia. Per concludere: se davvero i Peter Pan li conosci, li eviti. Ti fanno perdere un mucchio di tempo con le loro chiacchiere che in genere orbitano attorno al proprio ombelico, incapaci di guardare appena oltre il naso. Che ce ne facciamo di gente così in tempi duri come quelli che viviamo? Allora, liberiamoci al più presto di questi eterni Peter Pan, dediti all’elogio della leggerezza. Rottamiamoli pure. Vale nel privato come nella sfera pubblica, Questo tempo difficile non è il loro tempo.

Domenico Delle Foglie

http://www.piuvoce.net/newsite/sussurriegrida.php?id=244

Chiamatela libertà

Quando certe pratiche salutate come progresso e libertà nascondono uno schiavismo ancora più subdolo.

http://www.piuvoce.net/newsite/sussurriegrida.php?id=241

Speciale elezioni Europee

Mentre si sente parlare di tutto fuorché di Europa, una proposta importante per riflettere sul prossimo voto delle Europee.

Leggetelo perché ne vale la pena

http://www.nobugie.splinder.com/tag/n+86+elezioni+europee

Mese mariano

 

Election folies

Per questo post ci vorrebbe una categoria a parte sulle “election folies”… Spero sempre che il marketing della comunicazione elettorale faccia un salto di qualità, ma questo è un sogno che a quanto pare resterà a lungo non avverato…

Se penso ai soldi che vengono spesi, mi chiedo come mai i poveri del PD ancora non sanno smarcarsi da questa avversione per il loro avversario politico, che è presente nelle loro campagne tanto quanto nelle proprie…ok, ben venga la lotta alla povertà e alla disoccupazione, ma perchè mai ostinarsi ottusamente in questa lotta contro le loro paure (che sia una terapia psicanalitica?? potrebbe essere un buon motivo per spiegare il fatto che i manifesti sottostanti siano denominati – tra gli altri – soggetto 1 e soggetto 2, qui, sul sito del PD).

berlusconi77317_img            futuro_esceberlusconi77318_img

Meno male che gli italiani hanno humor…e già sul web sono nati i generatori di manifesti del PD, con i quali i più felici creativi stanno mettendo in evidenza le contraddizioni dei nostri politici… questo qui sotto mi piaceva particolarmente….

 

demo

 

infine… non mi candiderò probabilmente mai, ma se mai capitasse mi dovrò ricordare di non rivolgermi all’autore di questa campagna elettorale, la cui foto vi metto qui sotto…vi giuro che non è un fotomontaggio, ma che essa campeggia davvero così sui muri della mia città…inconsapevole del doppio senso…

Immag000

la FOLLIA del Papa

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/04/30/cose-da-matti-il-new-york-times-elogia-la-follia-del-papa/

 

Cose da matti. Il “New York Times” elogia la “follia” del papa

A pochi giorni dal suo viaggio in Terra Santa, terreno minato per eccellenza, Benedetto XVI ha ricevuto dall’insospettabile “New York Times” una simbolica laurea ad honorem per la sua “follia”.

Proprio così. Citando fin nel titolo il celebre “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam, il columnist del grande giornale liberal newyorkese ha riconosciuto a papa Joseph Ratzinger di aver agito con vera sapienza proprio quando la logica del mondo era tutta contro di lui e lo prendeva per matto: sia quando ha pronunciato il discorso di Ratisbona, sia quando ha revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani, sia quando ha messo in guardia dal combattere l’AIDS col preservativo.

Con questi suoi atti, ha scritto il “New York Times”, Benedetto XVI non solo s’è comportato secondo il Vangelo – ad esempio, con i lefebvriani, con la “follia” di lasciare le 99 pecorelle per mettersi in cerca dell’unica smarrita – ma ha ottenuto risultati pratici indiscutibili, sovvertendo tutti i pronostici.

Grazie alla lezione di Ratisbona ha dato vita a un dialogo tra cristianesimo e islam non di pura cerimonia ma centrato sulle questioni capitali del rapporto tra fede, ragione e violenza.

Grazie alla revoca della scomunica a un vescovo come Williamson ha richiamato l’attenzione di tutti sulle ragioni fondanti di un rapporto positivo tra la Chiesa e gli ebrei.

Ecco qui di seguito il testo integrale del commento apparso sul “New York Times” il 28 aprile scorso. L’autore, John Berwick, è specialista in questioni religiose per l’emittente internazionale tedesca DW-TV.

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In Praise of Folly

by John Berwick

BERLIN – The Vatican spokesman Federico Lombardi has good reason to feel nervous. On May 8, Pope Benedict XVI begins an eight-day visit to the Middle East. The pope doesn’t think much of spin doctors. But when he makes waves, it’s his director of communications who has to bail water out of the boat.

The pope has already caused Father Lombardi a number of headaches. In a press conference on the papal flight to Brazil last May, Benedict appeared to suggest that legislators who support laws allowing abortions should be excommunicated. That sparked a torrid debate in the world’s largest Roman Catholic country. The furor overshadowed the whole trip.

Not surprisingly, when the pope flew to Africa in March, Father Lombardi said firmly: No in-flight press conference. But en route to Cameroon, the pope told journalists that the distribution of condoms was contributing to the AIDS pandemic. International health organizations were enraged.

Benedict XVI made his first major blooper in September 2006, one day after the fifth anniversary of the 9/11 terrorist attacks. The former theology professor speculated that there might be a correlation between the subordinate role of reason in Islam and the violence committed in its name. His comments were intended as an invitation to inter-religious dialogue, based not on the feel-good approach of his predecessor John Paul II but on frank discussion of the differences between Islam and Christianity.

Perhaps nobody was more surprised and shocked than he when radical Muslims in the West Bank responded by burning down Catholic churches.

But that wasn’t the end of the story. An international group of 138 Islamic scholars wrote to the Vatican, requesting an opportunity to make their case. The pope met them and apologized for hurting Muslim sensibilities. Two years later an unprecedented Catholic-Muslim summit was held at the Vatican. It resulted in the creation of a permanent interfaith forum.

The work of this group, which includes scholars and leaders representing every Muslim country and every major school of Islam, has hardly been noticed by the media. And that’s probably a good thing. The discussions are delicate, and any progress will likely be incremental. But its mere existence is a sensation. This is the first time in their thousand years of coexistence that the world’s two largest monotheistic faiths, represented by high-ranking scholars, are discussing their differences in a spirit of mutual respect and genuine inquiry. And without Benedict XVI’s disparaging remarks in Regensberg, foolish by any standards of diplomacy, it wouldn’t have happened.

The pope’s second monumental blooper was lifting the excommunication in January of four ultra-conservative Catholic bishops, including that of Richard Williamson, who had denied the Holocaust. Jewish groups reacted with fury; many Catholics, with incredulity. In an unprecedented move, Chancellor Angela Merkel of Germany publicly asked the pope for “clarification” of his actions. Once again, Father Lombardi was bailing water for all he was worth.

The Vatican spokesman explained that the bishops had not been “fully reinstated,” that the lifting of excommunication was simply “a gesture of compassion,” an invitation to dialogue. Archbishop Robert Zollitsch, chairman of the German Catholic Bishops Conference, added that it was Benedict’s “nightmare” that the ultra-conservatives might take the final step and break with the Church during his pontificate.

There are no grounds for supposing that this pope will have any truck with anti-Semitism. He has actively promoted Catholic-Jewish relations for decades and publicly said there can be no place for anti-Semitism in the Church.

Nevertheless, his obsessive desire to preserve Church unity in this case was foolish — as foolish, in fact, as that shepherd in the Parable of the Lost Sheep, who left 99 of his flock to go in search of the one that had strayed. Incidentally, as the great 16th century Catholic Humanist Erasmus of Rotterdam pointed out, the Gospels are full of such foolishness.

At present it looks as though the pope’s “compassionate gesture” will not bear the desired fruit. But, paradoxically, it has focused attention on Nostra Aetate, a decree of the Second Vatican Council, which marked a new beginning in Catholic-Jewish relations in the mid-20th century. It teaches that Judaism has not been replaced by Christianity; God’s covenant with the Jewish people is eternal. And therefore Judaism has a special place alongside Christianity.

Some conservative elements within the Church have disputed that Nostra Aetate is binding because it is “merely” a decree, not a constitution or a declaration. That sophism is now exposed. And without Benedict XVI’s foolish gesture of goodwill toward Bishop Williamson, it might never have been.

Perhaps we should be less worried about the pope’s bloopers than the arbiters of political correctness would have us be. In his classic “Praise of Folly,” Erasmus concluded: “All men are fools, even the pious ones. Christ himself, though he was the wisdom of the Father, took on the foolishness of humanity in order to redeem sinners. Nor did he choose to redeem them in any other way but through the folly of the cross and through ignorant, sottish disciples.”

There’s no accounting for folly, except to recognize that it’s perhaps the most endearing and creative human quality. And in the long run, it can be a lot more productive than prudent diplomacy.

Pecore, senza offesa

PECORE E PASTORI: UN LIBRO DEL CARDINAL BIFFI CONTRO I LUOGHI COMUNI
di Antonio Gaspari


Il Cardinale Biffi si chiede perché l’ortodossia fa più notizia dell’eresia.
Chi è il cattolico adulto? Qual è il compito dei pastori? Chi sono e quale ruolo svolgono i componenti del gregge? Perché non ci sono donne sacerdote? Perché la Chiesa ha un solo capo? E perché gli si deve obbedienza?
A queste ed altre domande risponde il Cardinale Giacomo Biffi con il libro “Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo”, pubblicato dalla Cantagalli (256 pagine, 13,80 Euro).
Il libro, il cui titolo sembrerebbe destinato solo al clero, è anche una schietta e brillante riflessione sui fondamenti e sui compiti della Chiesa, su quel popolo di Dio che il porporato indica come “gregge di Cristo”.
Scrive l’Arcivescovo emerito di Bologna: “Una delle cose che mi impressionano di più è che al giorno d’oggi non è più l’eresia, ma è l’ortodossia a fare notizia”, ed in questo libro il Cardinale Biffi parla chiaro, sgonfia i luoghi comuni, cancella i sofismi ed i condizionamenti del “politically correct”.
Circa l’accondiscendenza con cui alcuni si piegano ai condizionamenti del “politically correct” il Cardinale Biffi sostiene: “Talvolta in qualche settore del mondo cattolico si giunge persino a pensare che debba essere la divina Rivelazione ad adattarsi alla mentalità corrente per riuscire ‘credibile’, e non piuttosto che si debba ‘convertire’ la mentalità corrente alla luce che ci è data dall’alto. Eppure si dovrebbe riflettere sul fatto che ‘conversione’ non ‘adattamento’ è parola evangelica”.
Del resto, continua il porporato, “la prima frase che Gesù pronuncia inaugurando il suo apostolato non è: ‘Il mondo va bene così come va; adattatevi al mondo e siate credibili alle orecchie di chi non crede’ ma è: ‘Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.
Sul ruolo del pastore l’Arcivescovo emerito di Bologna rileva che “tra i gravi problemi della cristianità non c' è solo la scarsità dei pastori, c' è anche la difficoltà dei cristiani a riconoscersi evangelicamente pecore” e aggiunge “il pastore condivide la vita del gregge”, ma ne è soprattutto “il capo e il condottiero”, perché i sacerdoti “non devono seguire le pecore nei loro sbandamenti, ma guidarle con mano ferma”. E pazienza se questa autorità “sarà vista ovviamente come un’autorità che si fonda su sé stessa, e sarà classificata come antidemocratica”.
A proposito di coloro che si sono autodefiniti “cattolici adulti” scrive il porporato: “Se qualcuno manifesta ad alta voce di voler essere considerato ‘adulto’ nella Chiesa, l’intenzione ci sembra legittima e persino encomiabile, purché egli rimanga convinto che, secondo il Vangelo, chi dentro di sé non diventa come un bambino non entrerà nel Regno dei cieli”.
In un capitoletto titolato “Ladri e Lupi” il Cardinale Biffi scrive: “Gesù ci mette in guardia da una visione troppo idilliaca, da un’idea arcaicamente serena della vita pastorale, e ci ricorda che esistono, e sono sempre attive, le forze del male”.
“Le sue pecore – continua l’Arcivescovo emerito di Bologna – non devono dimenticare che esistono i ladri ed esistono i lupi. Anzi ci dice senza mezzi termini che il suo gregge vive in mezzo ai lupi i quali tentano sempre di rapire e disperdere gli agnelli di Dio”.
“Questi lupi non sono solo esterni al gregge – precisa il porporato –. Si possono trovare anche tra noi in veste di pecore. A questo proposito san Paolo non esita a parlare in termini espliciti di falsi apostoli, lavoratori fraudolenti che si mascherano da apostoli di Cristo” e aggiunge: “Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce”.
Su coloro che sparlano della Chiesa, Biffi afferma: “E’ psicologicamente impossibile continuare ad amare una donna, quando se ne vede e se ne sottolinea solo la bruttezza, la meschinità, la natura malvagia. Un prete che si accanisce a parlar male della Chiesa – non diciamo a parlar male degli ‘uomini di chiesa’, che qualche volta è doveroso – farà molta fatica a restarle fedele”.
Il Cardinale che predicò gli Esercizi Spirituali quaresimali alla Curia romana e a Papa Benedetto XVI nel marzo del 2007 sostiene che  “è in atto oggi una violenta e sistematica aggressione alla Chiesa, che si esprime e si rifinisce quotidianamente in qualche nuovo atto di ostilità; ed è stupefacente che la cristianità – almeno quella loquacior (quella che più parla e più fa parlare di se) - non mostra di rendersene conto in misura adeguata”.
Forte è la Critica del cardinale Biffi nei confronti dell’invasione sessuale: “La nostra epoca – ha scritto il porporato - è dominata e afflitta da una specie di pansessualismo. Il sesso è continuamente chiamato in causa: non solo negli enunciati sociali e psicologici, non solo nelle molteplici espressioni di arte e di cultura, non solo negli spettacoli e negli intrattenimenti; persino nei messaggi pubblicitari non si può fare a meno di evocarlo e di alludervi”.
“Abbiamo talvolta l’impressione di essere condizionati e intrigati da una misteriosa accolta di maniaci che impongono a tutti una loro degenerazione mentale – continua –. Sono gli stessi che non mancano mai di definire bigotti e bacchettoni quanti non si lasciano convincere dalle loro elevate argomentazioni”.
“Bisogna che ci decidiamo – conclude il Cardinale Biffi – o stiamo col ‘mondo’ che ci intima di essere ‘politicamente corretti’, o, senza preoccuparci affatto di essere ‘politicamente corretti’, stiamo col nostro Maestro e Salvatore".
Antonio Gaspari
24 febbraio 2009

Buona Pasqua

Signore, tu stai alla porta e bussi: fa’ che ti apriamo quando ascoltiamo la tua voce, ma se anche le nostre porte restano chiuse, tu vinci il timore ed entra lo stesso, perché dalla tua Resurrezione abbiamo la pienezza della vita e la tua pace.

Signore, tu conosci più di noi il nostro cuore e tu sai che nel profondo non cerca e non desidera se non Te. Rendici capaci di rispondere alla tua chiamata e di lasciarci condurre dove tu vuoi, perché in noi si compia il tuo disegno d’amore e di predilezione.

Signore Gesù, Buon Pastore, insegnaci ad ascoltare la tua voce, a riconoscerla fra mille altre voci che promettono e non mantengono, e a seguire in Te la via della Verità e della Vita che ci porta al Padre.

Padre, che nella Passione e Resurrezione del tuo Figlio, hai mostrato agli uomini il tuo amore, fa’ che alla scuola della sua carità impariamo a farti dono della nostra vita, perché noi crediamo e il mondo creda che tu lo hai mandato a salvarci.

Fa’, o Signore, che per la luce del tuo Spirito, ti riconosciamo presente in noi e la tua Parola metta radici e porti frutto nella vita di ogni giorno.

Padre, che da sempre ci chiami alla comunione con te, rivela a noi la via sulla quale, dietro al Cristo, tuo Figlio, possiamo tornare a te con fiducia e cuore di figli.

Signore, che ha promesso di non lasciarci soli, manda a noi il tuo Spirito, perché ci guidi alla Verità tutta intera e alla conoscenza del dono inestimabile della tua chiamata e della tua amicizia.

 

pasqua

Cacca al diavolo e fiori a Gesù

 

FANTASTICO!!!!!

Rose e l’AIDS…

(per questo articolo devo ringraziare Mimma)

AFRICA/ 1. Jovine (malata Aids): senza marito e con sei figli ormai orfani, a che mi servono i condom?
INT.
Rose Busingye
venerdì 20 marzo 2009
Discutere del problema dell’Aids dalle redazioni dei giornali o dagli uffici politici delle varie istituzioni europee è una cosa; parlarne avendo negli occhi la situazione di decine di donne sieropositive, e dei loro figli che hanno preso il contagio, è tutt’altro affare. Rose Busingye dirige il Meeting Point di Kampala, un luogo di rinascita per 4 mila persone, tra malati e orfani, altrimenti condannate a vivere nel silenzio e nell’abbandono il loro destino di marchiate dall’Hiv.
In questo luogo di intensa umanità, le polemiche sull’uso del preservativo per abbattere il flagello dell’Aids giungono come un’eco lontana.
Rose, che effetto le fa sentire tante voci polemiche intorno a un problema col quale lei lotta ogni giorno?
Chi alimenta la polemica intorno alle dichiarazioni del Papa deve in realtà capire che il vero problema della diffusione dell’Aids non è il preservativo; parlare di questo significa fermarsi alle conseguenze e non andare mai all’origine del problema. Alla radice della diffusione dell’Hiv c’è un comportamento, c’è un modo di essere. E poi non dimentichiamo che la grande emergenza è prendersi cura delle tante persone che hanno già contratto la malattia, e per quelle il preservativo non serve.
Però resta il fatto che comunque si può fare qualcosa per evitare che il contagio si diffonda ulteriormente: in questo caso la prevenzione non è uno strumento utile?
Riporto un esempio, per far capire come veramente a volte non ci si rende conto della situazione in cui viviamo qui in Africa. Un po’ di tempo fa erano venuti alcuni giornalisti per fare un reportage sull’attività del Meeting Point: videro la condizione delle donne sieropositive che sono qui, e rimasero commossi. Decisero allora di rendersi utili, facendo un piccolo gesto per loro: regalarono alcune scatole di preservativi. Vedendo questo, una delle nostre donne, Jovine, li guardò e disse: «Mio marito sta morendo, e ho sei figli che tra poco saranno orfani: a cosa mi servono queste scatole che voi mi date?». L’emergenza di quella donna, e di tantissime altre come lei, è avere qualcuno che la guardi e le dica: «donna, non piangere!». È assurdo pensare di rispondere al suo bisogno con una scatola di preservativi, e l’assurdità è nel non vedere che l’uomo è amore, è affettività.
E per quanto riguarda invece le persone che possono avere rapporti con altre e diffondere il contagio?
Anche lì vale lo stesso discorso: bisogna innanzitutto guardare la loro umanità. Una volta stavamo parlando ai nostri ragazzi dell’importanza di proteggere gli altri, di evitare il contagio; uno di loro si mise a ridere, dicendo: «ma cosa me ne importa, chi sono gli altri? Chi sono le donne con cui vado?». E un altro diceva: «anch’io sono stato infettato, e allora?». L’Aids è un problema come tutti i problemi della vita, che non si può ridurre a un particolare. Bisogna innanzitutto partire dal fatto che bisogna essere educati, anche nel vivere la sessualità. Ma l’educazione riguarda innanzitutto la scoperta di sé stessi: la persona che è cosciente di sé, sa che ha un valore che è più grande di tutto. Senza la scoperta di questo valore – di sé e degli altri – non c’è nulla che tenga. Anche il preservativo, alla fine, può essere usato bene solo da una persona che abbia scoperto qual è il valore dell’umano, se ama veramente, e se è amato. Si pensa forse che dove il preservativo viene distribuito non prosegua il contagio dell’Aids? E poi in certi casi il discorso del preservativo, nelle condizioni in cui ci troviamo, può sembrare a tratti anche ridicolo.
In che senso?
Pochi giorni fa, ad esempio, abbiamo fatto vedere alle nostro donne che cos’è il preservativo, spiegando anche le istruzioni per l’uso: prima di usarlo bisogna lavarsi le mani, non ci deve essere polvere, deve essere conservato a una certa temperatura. Sono state loro stesse a interrompermi: lavarsi le mani, quando per avere un po’ d’acqua dobbiamo fare venti chilometri a piedi? E poi la polvere: anche qualche granello può essere pericoloso e rischiare di strappare il preservativo. Ma queste donne spaccano le pietre dalla mattina alla sera, e hanno la pelle delle mani screpolata e dura come la roccia! Per questo dico che si parla senza minimamente conoscere il problema e la condizione in cui ci troviamo.
Alla luce di questa diffusa ignoranza riguardo ai problemi reali della gente che vive in Africa, che effetto le fanno le polemiche contro il Papa?
Il Papa non fa altro che difendere e sostenere proprio quello che serve per aiutare questa gente: affermare il significato della vita e la dignità dell’essere umano. Quelli che lo attaccano hanno interessi da difendere, mentre il Papa di interessi non ne ha: ci vuole bene, e vuole il bene dell’Africa. Da lui non arrivano le mine che fanno saltare per aria i nostri ragazzi, i nostri bambini che fanno i soldati, che si trovano amputati, senza orecchie, senza bocca, incapaci di deglutire la saliva: e a loro cosa diamo, i preservativi?
In effetti l’Aids non è certo l’unico problema che attanaglia l’Africa.
Ci sono moltissimi altri problemi e situazioni tragiche su cui c’è totale indifferenza. Quando qualche anno fa c’è stato il genocidio del Ruanda tutti stavano a guardare. Qui vicino c’è un paese piccolissimo, che poteva essere protetto, e non si è fatto nulla: lì c’erano i miei parenti, e sono morti tutti in modo disumano. Non si è mosso nessuno, e adesso vengono qui con i preservativi. Ma anche a livello di malattie vale lo stesso discorso: perché non ci portano le aspirine, o le medicine anti-malaria? La malaria è una malattia che qui miete più vittime rispetto all’Aids.
Qual è la situazione ora in Uganda riguardo alla diffusione dell’Aids?
In Uganda si stanno facendo grandi progressi, e il nostro presidente sta operando benissimo e ottenendo ottimi risultati. E il suo metodo non è puntare sulla diffusione dei preservativi, ma sull’educazione: ha istituito un ministero per questo, e ha mandato la gente in giro, nei villaggi di analfabeti per educarli a un cambiamento della vita. La moglie del presidente è stata qui da noi poco tempo fa, e ha detto con forza che il vero punto che può far cambiare la situazione è smettere di vivere come i cani o i gatti, che devono sempre soddisfare i loro istinti; e ha parlato del fatto che l’uomo è dotato di ragione, che lo rende responsabile di quello che fa. Se l’uomo rimane legato all’istinto come un animale, dargli un preservativo non serve a nulla. Questo è il metodo che sta dando risultati, e ha portato la diffusione dell’Aids in Uganda dal 18% della popolazione al 3%. Il metodo funziona, e il cuore del metodo è fare in modo che la gente si senta voluta bene. Lo vediamo qui al Meeting Point: quando le persone arrivano qua, non vogliono più andare via.
(Rossano Salini)

ai cattolici…

Dalla lettera del Papa ai vescovi: «Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un'ostilità pronta all'attacco»

…è davvero brutto, se non fosse anche stupido e triste, vedere tanti intelligentoni cattolici che si sentono così bravi da poter giudicare l’operato del prof. Ratzinger (che solo per età e cultura credo la sappia più lunga di davvero molti di noi), sia quello del S. Padre (che solo per questo, meriterebbe un po’ di rispetto).

Io non dico che il Papa e la Chiesa non possano sbagliare, ma mi domando in quanti, prima di sparare sentenze sull’operato del Papa, sinceramente si documentino e verifichino i fatti. A volte mi pare che le critiche siano in malafede, come se non si aspettasse altro che quest’uomo faccia un passo falso…ma poi per quale motivo? forse che l'errore di uno o di molti cambierebbe la realtà di salvezza donata da Cristo??

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PAPA, AIDS E PRESERVATIVO: LA POLEMICA SERVE A COPRIRE IL VERO PROBLEMA
di Bruno Mastroianni
Ci stavamo quasi cascando. Per un attimo abbiamo veramente pensato che al centro della polemica ci fossero l’Aids e il preservativo. Ma poi, mettendo insieme un paio di dati, ci siamo ricreduti. Non c’entrano i profilattici, non c’entrano l’Aids e il Papa. Il problema è che l’attenzione che il pontefice sta attirando sull’Africa potrebbe svelare alcune magagne dell’Occidente, se solo la gente se ne accorgesse. A parlare sono i dati dell’Ocse nel Development Cooperation Report reso pubblico nei giorni scorsi. Uno tra tutti: quegli stessi Paesi che oggi gridano contro il Papa per le sue parole sul condom, hanno tra il 2006 e il 2007 diminuito i loro aiuti verso il continente africano dell’8,5%. Con picchi piuttosto alti: la Francia – che ha iniziato la polemica – ha diminuito gli aiuti del 16,4%. D’altronde tanta violenza polemica sul preservativo faceva sorgere un po’ il sospetto: ormai di studi che ne rilevano l’insufficienza come unico mezzo della lotta all’Aids ce ne sono fin troppi. Uno dei più recenti è dell’Università di Harvard (pubblicato su Science nel 2008) che mostra come la strategia “solo preservativo” in 25 anni in Africa ha dato pochi risultati. Lo sa bene l’OMS visto che ogni anno, nonostante la diffusione dei condom, registra un aumento dell’epidemia. E poi la Chiesa conosce perfettamente la situazione: da sola copre circa il 30% dei servizi sanitari del continente, ricevendo degli aiuti internazionali solo il 5%. Ci si sarebbe aspettato un costruttivo scambio di opinioni tra esperti. Invece hanno prevalso accuse e stracciamenti di vesti. Da qui il sospetto: non è che tutta questa polemica è un bel preservativo mediatico per evitare che la gente si infetti, scoprendo che l’Occidente fa poco per l’Africa?
Bruno Mastroianni
20 marzo 2009

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L' aggressione a Benedetto XVI è sempre più incalzante, grossolana, astiosa, ben orchestrata mediaticamente e male argomentata razionalmente. Ieri è stata la volta di Francia, Germania e Fondo monetario intemazionale. Con un linguaggio tronfio e censorio, portavoce di Parigi, di Berlino e del Fmi di Washington hanno messo sotto accusa il capo della Chiesa cattolica per le sue opinioni ben documentate sull'inutilità sostanziale del preservativo come asse strategico della lotta contro la grave epidemia di Aids in Africa. Parliamo di burocrazie, naturalmente, non di popoli. Burocrazie e diplomazie che si mettono al servizio di piccole ma insidiose crociate ultrasecolariste contro un Papa che ha avuto la sfacciataggine, come il suo predecessore, di impugnare la ragione per affermare nello spazio pubblico europeo e mondiale il contenuto e il significato della fede cristiana, una fede che assume alcuni principi liberali del tempo moderno senza sottomettersi alla sua deriva nullista. E contro un Papa che ha avuto la sapienza di impugnare la ragione occidentale ovvero il deposito laico del migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un postmodernismo banale delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà anteponendole una falsa coscienza del soggetto, un'ideologia settaria è al fondo estremamente intollerante. Stavolta è in nome della difesa della vita che muovono all'attacco i portavoce istituzionali di una cultura i cui pilastri etici globali sono gli spermicidi, l'aborto moralmente indifferente, la pianificazione familiare coatta del sesso dei nascituri, la selezione eugenetica della vita e la sua riproduzione artificiale come mezzo a scopo di ricerca, fino all'eutanasia. Si lamentano perché Benedetto XVI ha riaffermato, nel corso del viaggio in Africa, la sua convinzione: non è con i profilattici che si combatte la pandemia dell'Aids. Questa convinzione, che alla luce del senso comune regge ogni possibile prova e verifica..., è notoriamente condivisa in Africa dalla grande maggioranza degli operatori sanitari e sociali, non solo nella vasta rete missionaria cattolica o cristiana di altre denominazioni, ma anche tra i laici.
Tutti sanno quel che molti non si azzardano a ripetere in pubblico per timore di essere sanzionati e ostracizzati come eretici del pensiero unico dominante: tutti sanno, come ripreso in un lancio della Bbc appena due giorni fa, che il tasso di infezione di Washington D.C., la capitale americana che ospita quei lumaconi del Fondo monetario che avrebbero ben altro di cui occuparsi, è pari a quello dell'Uganda (il 3 per cento della popolazione sopra i dodici anni), dimostrazione palese che la differenza la fanno i comportamenti a rischio e non la disponibilità dei profilattici (disponibilità universale nella città di Washington). Tutti sanno o dovrebbero sapere che tra i neri maschi il tasso di infezione è tre volte quello dei maschi bianchi e due volte quello degli ispanici, e che il vettore di contagio ancora di gran lunga più potente è il sesso promiscuo tra maschi. La cultura politicamente corretta ha fatto dell'Aids un'epopea angelica, ha creato la malattia da adorare idolatricamente e da esorcizzare nella mistica della solidarietà, e tutto per nascondere il fatto che la sindrome da immunodeficienza acquisita è soltanto la conseguenza di comportamenti sociali nuovi e libertari, in cui una sessualità spregiudicata e avalutativa soppianta i vecchi condizionamenti "oscurantisti" della continenza e dell'amore-eros come basamento dell'agape familiare. Chiunque la pensi diversamente viene non già messo in discussione ma irriso e censurato come retrogrado, e figuriamoci il capo di una Chiesa che alla difesa della vita umana dedica il massimo delle sue energie; figuriamoci un Papa che, scandalo e follia per il pansessualismo del neopaganesimo contemporaneo, crede nell'educazione, nella sobrietà dei costumi, in una sessualità umana orientata alla costruzione di significati vitali e non alla distruzione dell'amore nella caricatura del piacere. Con grandissima boria, con infinita presunzione, con un linguaggio moralmente ricattatorio, le burocrazie che stanno al vertice delle potenze civili della vecchia Europa e le nomenclature globaliste mettono sotto accusa il Papa, dall'alto della oscena pratica di un miliardo di aborti in trent'anni, per "attentato alla vita in Africa". Un disgustoso paradosso.
Giuliano Ferrara
(Il Foglio - 19.03.09)

la preghiera

Pregare da soli è bene, ancor più bello e proficuo è pregare insieme
Il Papa, nel Messaggio ai giovani per la 24ª Giornata Mondiale della Gioventù che verrà celebrata il 5 aprile in ogni diocesi del mondo, invita i giovani a pregare, da soli e insieme. La preghiera è infatti un luogo privilegiato dell’incontro con Gesù e la sua presenza è la nostra speranza.
Pochi giorni fa Luigi mi ha chiesto, attraverso un SMS, di pregare per lui: a breve verrà processato per un reato commesso alcuni anni fa; ci eravamo parlati di persona e non aveva avuto il coraggio di chiedermelo. Anche una coppia di miei amici mi hanno chiesto una preghiera: stanno per andare in Russia per adottare un bambino e sono molto agitati. Recentemente ho scoperto che in una diocesi un gruppo di mamme si ritrovano mensilmente insieme a pregare per i propri figli.
Una giovane mi ha confidato che quotidianamente prega per la fede del proprio papà. Pochi giorni fa, casualmente, sono venuto a scoprire che un ragazzo avviato al sacerdozio è stato salvato da una vita dissoluta anche grazie alla preghiera intensa di un amico che ha digiunato per lui a pane e acqua per un mese!
Ho notato che nessuno, nemmeno un mio collega insegnante di filosofia agnostico, rifiuta una preghiera.
Pregare insieme non è facile, non so perché; per noi preti è più semplice, forse la gente se lo aspetta; in genere, dopo aver ascoltato i problemi di qualcuno, gli propongo di dire insieme una preghiera; l’ho imparato da un confessore che una volta lo ha fatto con me. Talvolta mi capita, con alcuni giovani, di recitare insieme una preghiera, al telefono. Ad alcune coppie che mi chiedono di celebrare la S. Messa per il loro matrimonio chiedo un piccolo grande impegno: tutte le sere della vostra vita, sotto le coperte, prima di addormentarvi, prendetevi per mano e recitate un Padre Nostro per voi e per i vostri eventuali futuri figli.
Grazie sorelle e fratelli monaci ed eremiti che nel nascondimento pregate per l’umanità intera.
Nelle mie riflessioni sui giovani, spesso mi ritrovo a desiderare un mondo senza droga, alcool, pornografia, prostituzione, senza mafia, senza razzismi e provo una sorta di impotenza. Mi consola pensare all’impotenza degli apostoli che non riuscirono a guarire un giovane epilettico ed a Gesù che disse loro che certi demoni si sconfiggono solo con la preghiera ed il digiuno.
La preghiera è la prima cosa che i giovani credenti possono offrire al mondo: una potenza invisibile. 

Don Nicolò Anselmi

Riflessioni di questi giorni…

Dal discorso di papa Paolo VI ai Terziari, del 19 maggio 1979:

“…perchè tutti vogliono sostenere una Chiesa ma fabbricata secondo la propria fantasia e secondo i propri gusti. No! Bisogna sostenere la Chiesa di cristo qual è, anche se in tanti aspetti non ci è simpatica e può essere anche, nei suoi uomini, manchevole. […] Chi, oggi fa più danno alla Chiesa? Sono quelli di fuori, o quelli di dentro? Noi che siamo qui ad assistere a questo dramma, tante volte ci domandiamo quale sia questa paradossale scena, storica e spirituale che abbiamo davanti. Perché quelli che creano, purtroppo, adesso più dolori e più prove alla Chiesa sono quelli di dentro!”